Lavoratori italiani all’estero, come sono visti?

Fino a pochi anni fa era il cavallo di battaglia di alcune organizzazioni politiche italiane. Oggi, scherzi della crisi più stringente dal dopoguerra, nei paesi che meglio stanno resistendo alla recessione c’è chi inizia a puntare il dito contro il rischio dell’immigrazione di massa degli italiani.
Sono ancora nelle orecchie di tutti gli strali della Lega Nord e dei movimenti affini che additavano nell’arrivo massiccio di lavoratori extracomunitari un pericolo per l’occupazione degli italiani.
Ebbene, oggi, dall’altra parte delle Alpi qualche forza politica fa suonare lo stesso campanello d’allarme. Nella fattispecie in Svizzera, paese in grado di non farsi mettere al tappeto da una recessione che – specialmente nel 2012 – si è comunque fatta sentire. Ebbene la Confederazione Elvetica da un paio d’anni è tornata ad essere terra di migrazione per i tanti nostri connazionali che nello Stivale non hanno sbocchi. In maniera particolare è la meta di quei lavoratori che in Svizzera chiamano i frontalieri: italiani che vivono al confine (la frontiera, appunto) e mantengono la residenza in Italia, ma che ogni giorno vanno a lavorare nel Canton Ticino.
La crociata anti-frontalieri è portata avanti dall’Udc, partito di estrema destra dell’arco costituzionale elvetico senza nessuna parentela con l’omonima formazione centrista italiana, e dalla Lega dei Ticinesi, una sorta di Lega Nord svizzera da sempre in prima fila nella lotta all’immigrazione italiana.
I frontalieri sarebbero più appetibili sul mercato perché accettano paghe inferiori rispetto ai lavoratori indigeni, un gap stimato intorno al 40 per cento. Insomma, un ritornello che nel Belpaese conosciamo bene. Soltanto che ci fa strano, molto strano, notare come le parti si siano rovesciate.
Che gli abitanti della penisola gettino lo sguardo oltre il Lago di Como, di questi tempi, è giustificato. Basti pensare che la Svizzera è prima nella classifica mondiale stilata dall’Economist Intelligence Unit sui paesi nei quali ci sono le condizioni migliori di vita (economiche, sociali, culturali, geografiche ecc..), con una previsione da qui ai prossimi decenni. L’Italia, invece, è solo 21esima…

Pubblicato in Aryavarta News

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