Corso di lettura dei dieci dialoghi platonici ideato da Giàmblico

platone

È generalmente riconosciuto dagli studiosi che la sequenza di lettura dei dieci (o dodici) dialoghi platonici per gli studenti di filosofia nella tarda antichità è stato ideato da Giàmblico (240 ca.  –  325 ca.), il primo  grande fautore della teurgia e autore del  De Mysteriis, De vita Pythagorica, e De Anima. I testi venivano letti nel seguente ordine:

  1. Alcibiade I
  2. Gorgia                       
  3. Fedone            
  4. Cratilo                       
  5. Teeteto           
  6. Sofista            
  7. Politico          
  8. Fedro             
  9. Simposio        
  10. Filebo            

La sequenza, quindi, culminava con due testi finali, il primo “fisico” e il secondo “teologico”:

  1.  Timeo            
  2.  Parmenide     

È interessante notare che sia la Repubblica che le Leggi sono assenti da questo programma di lettura. Clarke, Dillon, e Hershbell (in Iamblichus: De Mysteriis, p. xxiii n.33) suggeriscono che questi “erano probabilmente considerati come troppo lunghi e, per lo più, troppo politici, per essere adatti per lo studio nella loro interezza; ci sono comunque evidenze che alcune sezioni, come ad esempio Repubblica 6, 7, e 10, e Leggi 10, abbiano ricevuto la dovuta attenzione.

Questo è interessante, dato che la Repubblica è di gran lunga il dialogo più insegnato nelle università del Nord America, mentre il Timeo – il più letto dei testi di Platone nella tarda antichità – è quasi universalmente ignorato nei dipartimenti di filosofia moderna.          

«The safest general characterization of the European philosophical tradition is that it consists of a series of footnotes to Plato» (A. N. Whitehead, in Process and Reality, p. 39, Free Press, 1979). Alfred North Whitehead ha sostenuto che «tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine su Platone».

Come disse Ralph Waldo Emerson:« In lui trovate ciò che avete già trovato in Omero, ora maturato in pensiero, il poeta convertito in filosofo, con vene di saggezza musicale più elevate di quelle raggiunte da Omero; come se Omero fosse il giovane e Platone l’uomo finito; eppure con la non minore sicurezza di un canto ardito e perfetto, quando ha cura di avvalersene; e con alcune corde d’arpa prese da un più alto cielo. Egli contiene il futuro, pur essendo uscito dal passato. In Platone esplorate l’Europa moderna nelle sue cause e nella sua semente, il tutto in un pensiero che la storia d’Europa incarna o dovrà ancora incarnare.»

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Pubblicato in AlchemicA

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