L’UMANITÀ, OVVERO L’UNIONE DEL MASCHILE E DEL FEMMINILE

ma-fe  di Domenico Ricciotti
Si rischia, per un uomo, quando si trattano argomenti riguardanti le donne, di scadere nella retorica e, qualche volta, nella banalità. Ma, in ogni caso, il nostro periodico non può lascar finire nel dimenticatoio questa sequela di violenze, proprio a un mese dal giorno in cui si è celebrata la donna. Le nostre lettrici, giustamente, ne resterebbero deluse. E noi con loro.
Quindi, nel formulare ancora a tutte le donne che ci leggono, ma anche a quelle che non lo fanno, i migliori auspici affinché la loro esperienza di gioia e felicità non sia limitata a un solo giorno di una festa, vogliamo cercare di ragionare sul significato del femminile e del maschile e condividerlo con loro e con tutti i nostri lettori.
Per prima cosa l’8 marzo, dal quale è ormai trascorso un mese!
La festa trae origine dall’8 marzo 1908, quando ben 129 donne morirono nell’incendio della fabbrica Cotton a New York. E dal 1946 questa data in Italia, sotto il simbolo della mimosa, fu celebrata come festa della donna. Questa è la storia. Ma occorre completare questa nozione con una seria riflessione.
E’ giusto celebrare la donna e non l’uomo, ovvero l’umanità nel suo complesso? E’ giusto celebrare la donna un solo giorno l’anno? E’ giusto trasformare il tutto in un rito consumistico e commerciale?
In realtà, non sarebbe giusto limitare al solo ricordo di un evento tragico la realtà femminile. Il mondo femminile è complesso e variegato. Limitarlo a un giorno è semplicemente riduttivo. Tuttavia, da un secolo a questa parte, la condizione femminile nel mondo occidentale è notevolmente mutata, ma non ha ancora raggiunto la completa omologazione del rispettivo universo maschile. La società occidentale pratica in gran parte la cosiddetta parità, ma con alcune inevitabili differenze e, peggio, si continua a sfruttare la donna, attraverso la mercificazione del suo corpo, con la violenza o, peggio, in alcuni casi con la sua attiva partecipazione. Tuttavia, il percorso iniziato un secolo addietro, non è stato ancora completato. In altri contesti culturali, parte del mondo islamico (anche questo, a dir la verità, molto variegato), esistono ancora fortissime differenze tra uomo e donna.
L’occidente cristiano non poteva che far prevalere, con il tempo, quasi venti secoli, una visione paritaria, ma complementare, del maschile e del femminile.
Dio creò, come è scritto nella Bibbia, l’uomo e “lo creò maschio e femmina”, per questo motivo il maschio lascerà i genitori e si unirà alla femmina. Tuttavia, la figura femminile, fino all’avvento del Cristo, nella società ebraica veterotestamentaria era sempre un passo indietro all’uomo. Ma con la cristianità la femminilità diventa il presupposto indispensabile di tutta la storia della Salvezza. Dio, infatti, anziché imporre la sua volontà, mandò il suo messaggero a chiedere a Maria la sua disponibilità e, solo dopo averla ottenuta, diede inizio alla vicenda terrena del Cristo. Il primo miracolo di Gesù avvenne per volontà di Maria (le nozze di Cana), ma Maria è anche il personaggio fondamentale dell’ultimo atto terreno di Gesù: infatti, è ai piedi della Croce ed a lei è affidato Giovanni Evangelista come figlio. Ma Maria è presente anche alla nascita della istituzione della Chiesa, quando lo Spirito Paraclito (lo Spirito Santo) discende sui discepoli riuniti intorno a Maria. E’ per questo motivo che Maria è stata definita “Madre della Chiesa”. Alla donna Maria fu concesso di essere totalmente incorrotta dal peccato, l’Immacolata Concezione, e dalla morte, la cosiddetta dormizione di Maria, l’Assunta. Per queste motivazioni le fu attribuito il titolo di “Tota Pulchra”, “Tutta Bella”. E nel corso di venti secoli di cristianità ritroviamo donne di spessore straordinario e di sapienza superiore, come santa Teresa d’Avila, santa Caterina da Siena e santa Teresa del Bambin Gesù, che sono state proclamate “Dottori della Chiesa”. E nei nostri tempi abbiamo avuto uno splendido esempio di donna come Madre Teresa di Calcutta, davanti alla quale, lei piccola e fragile creatura, tutti i potenti della terra si sono inchinati.
In cosa consiste dunque la grandezza della donna, che dovrebbe trovare non soltanto nel giorno dell’8 marzo la sua celebrazione più grande? E’ difficile a spiegarsi! Ma noi ci proveremo.
Nella donna è racchiuso il mistero della vita, e ciò è anche spiegato dagli scienziati che definiscono il maschile come una specializzazione del femminile. L’androgino primordiale, ovvero l’unione del maschile e del femminile, nella realtà sviluppatasi nel corso dei secoli, si è scisso in due elementi distinti, il maschio e la femmina. Nella natura sopravvivono ancora elementi ibridi come gli ermafroditi, soprattutto negli anfibi. Oppure bastano alcune variazioni naturali per provocare la diversità sessuale. Nei coccodrilli una temperatura più alta o più bassa del nido durante la cova definisce il sesso nella covata. Nelle cernie l’alto numero di elementi di un sesso e l’età provocano in alcuni individui il passaggio all’altro sesso. Nell’umanità ciò non è possibile data l’alta qualità dell’evoluzione e dell’intelletto che, nel suo sviluppo, ben definisce ogni singolo aspetto della natura umana.
La cultura occidentale ha definito l’universo maschile come solare e l’universo femminile come lunare. E da ciò si sono generate incomprensioni. I due universi sono inevitabilmente complementari e alle volte sovrapponibili, anche se parzialmente: infatti, il sole è signore della luce e del giorno, mentre la luna della notte e dell’ombra. Tuttavia, in alcune giornate in cui splende il sole vediamo anche la luna. Il sole e la luna rappresentano due aspetti di un’unica realtà: la vita sulla terra, che dipende dal loro strettissimo ed instabile equilibrio. Il culto di Aton nell’antico Egitto e del Sol Invictus in epoca romana sono concezioni solari. Ma al loro fianco si rendeva culto anche all’aspetto lunare. E l’Egitto, la terra dei faraoni, ebbe almeno quattro grandissime faraone, che ressero il “dono del Nilo all’umanità”, a cominciare da Nitocris della 6° dinastia, poi Sobeknefersu della 12°, Hachepsut della 18° e infine Cleopatra della 33°. E così pure la maschile Roma ebbe grandissime donne, come la vergine virago Clelia, Vetura e Volumnia (madre e moglie di Coriolano), Cornelia (madre dei Gracchi), Agrippina Minore (madre di Nerone), per finire con Elena (madre di Costantino) e poi tantissime altre donne, potentissime ed intelligentissime, intriganti e seducenti.
Per questo motivo si è sempre detto che dietro a un grande uomo vi è sempre una grande donna.
Però, a guardar bene, la realtà si esprime sempre in un modo equilibrato e giusto, quando i due elementi, maschile e femminile, trovano l’equilibrio. Un autore della scuola rabbinico-medievale specificò, come era in quella concezione, che Dio per ogni uomo (maschio) aveva creato il suo esatto complemento femminile e questi due elementi, prima o poi, si sarebbero inevitabilmente incontrati. Il problema, che restava da spiegare, era il fatto che spesso s’incontravano e si univano elementi non esattamente complementari, oppure i due elementi non si incontravano affatto. Ma la teoria manifesta un fondo di bontà ed esattezza.
In conclusione, solamente dalla diversità (maschile e femminile) la natura trae la forza della riproduzione e il mantenimento della specie. Questo è un elemento fondamentale. Il confronto, il dialogo e l’equilibrio tra l’elemento maschile e quello femminile genera un’umanità migliore. Limitando uno di questi due elementi a vantaggio dell’altro, eliminando uno dei due, si crea un’umanità monca e priva di forza creatrice, figlia della dialettica e del confronto. Non per nulla Giovanni Paolo I definì Dio, il principio primo, come Padre, ma che nel suo amore è più ancora “Madre”. E come non dargli ragione: la prima parola che un bambino dice in vita sua è “mamma” e questa è spessissimo anche l’ultima parola che moltissimi pronunziano: all’atto di esalare l’ultimo respiro spesso si pronunzia, ancora una volta, la parola “mamma”.
La donna è sia nel principio e sia nella fine della nostra parabola terrena. Potremmo quasi concludere che la vita stessa è donna. Ma il difficile non sta tanto nella definizione della nostra concezione, quanto nel viverla giorno per giorno.

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Pubblicato in AlchemicA

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